The Yehudi
Menuhin
Planetary
Consciousness
World Culture Prize

Come tributo a Yehudi
Menuhin, e come
memoriale al sostegno
che egli diede così
generosamente alla
missione del Club di
Budapest, il Club
assegnerà ogni anno
un riconoscimento ad
un artista, scrittore o
altra figura culturale
che manifesti una
visione evoluta, etica
e cosciente.


Quando il telefono suonò, avevo appena inviato un fax al mio amico e collega Thomas Druyen. Era per proporre di prenotare un volo per avere Yehudi Menuhin all’incontro mondiale del Club di Budapest, previsto a Berlino per il 25 di Novembre.
Il fax da Yehudi - apparentemente dettato il giorno prima - arrivò giusto qualche minuto prima. Egli scriveva che gli sarebbe piaciuto partecipare al nostro incontro per "fare la sua parte" come egli disse, per il Club di Budapest, ma che aveva un concerto a Udine il 26 Novembre. Lui era, come disse, "un artigiano".

Quando alzai la cornetta era un collega da Francoforte che mi disse che la radio aveva appena annunciato la notizia del suo trapasso. Il mondo aveva perso uno dei più eccezionali esseri umani che aveva mai vissuto. Io avevo perso uno dei più grandi amici che avevo mai avuto.

Incontrai Yehudi, per la prima volta, nell’ufficio di Larry Evans allo Steinway Hall a New York nella 57th Street. Come giovane pianista, io avevo appena firmato con la Columbia Artists Management per il mio concerto di debutto a New York. La Columbia Artist decise di nominare Larry Evans per occuparsi della mia carriera, egli è stato il manager di Yehudi fin dalla sua infanzia.
Al tempo in cui ci siamo incontrati Yehudi aveva trentatre anni ed io quindici. Lui entrò con un sorriso sul suo viso e strinse la mia mano. Non era solatanto il volto che io avevo così spesso visto e ammirato sui dischi, nei programmi e nelle locandine affisse che mi colpì, era il calore che il suo viso irradiava. Io sentii che egli era un grande uomo, un grande essere umano. Nel mondo competitivo del palcoscenico, dei concerti, uno tende a guardare tutti gli artisti come possibili rivali. Ma Yehudi l’avrei immediatamente voluto avere come amico. Questa sensazione rimase con me negli anni.

Quando di nuovo vidi Yehudi, fu alla grande scala di Covert Garden, nell’intermezzo di una rappresentazione dell’Aida. Era lo stesso volto, la stessa irradiazione, anche se in qualcosa una versione più vecchia, venticinque anni era passati dal nostro incontro a New York. Ma, come se ci fossimo incontrati solo il giorno prima, lo stesso caldo sorriso era lì ad accogliermi. Era un sorriso con cui io venni a conoscenza molto bene. Non era semplicemente il volto e la bocca che sorridevano, ma gli occhi. Gli occhi continuavano a sorridere anche quando il suo viso diveniva serio. Il suo sorriso avvolgente, diceva che la vita è bella, il mondo è umano, dopo tutto.

Il nostro vero contatto ed io mi permetto di dire, amicizia, nel vero senso della parola, cominciò quando Yehudi rispose al mio invito di apprire il primo Incontro Mondiale dei Membri del Club di Budapest nel Maggio 1996. Egli venne e condusse la Franz Liszt Chamber Orchestra. E parlò. Io non lo avevo mai sentito parlare prima in pubblico, fu impressionante che egli parlò con la stessa semplicità e sincerità che irradiava in privato.
Quest’occasione marcò l’inizio di un profondo vincolo personale. Questo fu rinforzato dalla nostra condivisione della passione per la musica e il nostro interesse comune per la cultura congiunto a quello riguardante le persone e l’intera famiglia umana. Quello che non conoscevo era il profondo interesse di Yehudi per la scienza, più esattamente, in ciò che la scienza ci può dire dei più profondi traguardi dell’esperienza. Questo lo capì quando fax dopo fax arrivarono da lui, da diverse parti del mondo, con pagine su pagine piene di scarabocchi fatti amano, il frutto di una lettura e riflessione di tarda notte. Il catalizzatore fu un libro che avevo pubblicato soltanto nel 1997: "The Wispering Pond, a Personal Guide to the Emerging Vision of Science" (gliene diedi una copia quando ci incontrammo a Budapest quell’anno).
Era evidente che aveva letto ogni pagina e dato la sua opinione sulla questioni che esse sollevavano. La profondità e l’intensità del suo interesse mi sorpresero. Sapevo bene, da precedenti esperienze personali, come è difficile per un musicista professionale che viaggia - "un artigiano" come lui diceva, trovare il tempo e la pace mentale per immergersi in problematiche filosofiche e concettuali. So che molti musicisti hanno questi interessi - Isaac Stern è un altro per la mia esperienza - ma pochi hanno la determinazione di proseguire. Yehudi era uno di questi pochi.

Molto è stato scritto recentemente sui giornali della suo interesse per la musica, per i bambini e per l’umanità come un complesso. Ovviamente, però, le parole non possono coprire l’ampiezza e la profondità della sua personalità, e soprattutto, della sua umanità e del suo umanismo.
Per coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo personalmente, egli fu una figura paterna ideale, o quasi (perché egli era lontano dai presupposti di ogni ruolo che fosse remotamente autoritario), la figura di un saggio, di un fratello maggiore. Io non ho mai avuto un fratello, ma ho avuto la fantasia di averlo. Questo non potè essere, non in questa vita. Forse nella prossima...

Io vidi Yehudi l’ultima volta a Novembre, al Cirque Royale - il Circo Reale - di Bruxel. Egli si stava muovendo con i passi che da lui ci si aspettava come ospite d’onore, di uno "show" colorito chiamato "Menuhin Dream". Egli sosteneva i bambini del progetto Menuhin MUS-E che si esibivano per lui e per il pubblico. Yehudi teneva la mano di un piccolo bambino, gli sorrideva, come a tutti i bambini e al pubblico che assisteva quella sera. Prima di ciò era ad un convegno e discussione - come poteva resistere senza traccia di fatica, io non lo potevo immaginare. In verità, come egli potese vivere la vita che conduceva ed evolversi nell’essere umano che era, è un segreto che soltanto lui possedeva. ( Io una volta gli chiesi quanti concerti teneva all’anno alla media e azzardai l’ipotesi di un centinaio - alla quale lui mi rispose, no un po’ di più...)

Come se guardassi indietro dalle porte del Circo - dovevo partire per l’aereoporto quel pomeriggio - lo vedo mentre tiene la mano di quel piccolo bambino sorridendo. Quell’immagine mi ha soccorso difronte alla pesante perdita del suo trapasso. Niente lo può più cancellare dalla mia mente.

Ervin Laszlo